in collaborazione con Xenia Ensemble nell'ambito di EstOvest  festival.

Sala Lettura – Palazzo San Daniele – Via del Carmine, 14

La Russia tra due secoli
9 novembre 2017
h. 10.00 – concerto riservato alle scuole

h. 18:15 – aperitivo russo
h. 19.00 – concerto aperto al pubblico (ingresso: intero 7€; ridotto 5€)

Quartetto Lyskamm
Cecilia Ziano, violino
Clara Franziska Schötensack, violino
Francesca Piccioni, viola
Giorgio Casati, violoncello

Programma:
Alexander Borodin, Quartetto d’archi n. 2
Dmitri Kourkuandski, Quartetto d'archi

Relatori:
Giovanni Carpinelli, storico; Claudio Pasceri, musicista


Unione Sovietica
16 novembre 2017 
h. 10.00 – concerto riservato alle scuole

h. 19.00 – concerto aperto al pubblico (ingresso: intero 7€; ridotto 5€)

NEXT – New Ensemble Xenia Turin
Adrian Pinzaru, violino
Eilis Cranitch, violino
Mizuho Ueyama, viola
Claudio Pasceri, violoncello

Programma:
Dmitri Shostakovich, Quartetto d’archi n. 1
Mieczyslaw Weinberg, Quartetto d’archi n. 5

Relatori:
Giovanni Carpinelli, storico; Alessandro Tommasi, musicologo e pianista

Quel che resta del Comunismo
23 novembre
h. 10.00 – concerto riservato alle scuole

h. 19.00 – concerto aperto al pubblico (ingresso: intero 7€; ridotto 5€)

Adrian Pinzaru, violino e viola
Eilis Cranitch, violino
Claudio Pasceri, violoncello

Programma:
Alfred Schnittke, Moz-art per due violini
Alfred Schnittke, In Memoriam
Dmitri Shostakovich per due violini
Giya Kancheli, Rag-Gidon Time per trio d’archi
Giya Kancheli, Nachdem Weinen per violoncello solo
Sofia Gubaidulina, Freuedich! per violino e violoncello

Relatori:
Giovanni Carpinelli, storico; Claudio Pasceri, musicista

 

 

Il senso di uno sforzo comune

La Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci ha da tempo iniziato a sperimentare strade nuove per proporre la sua offerta culturale. Siamo già al secondo anno di attività in comune con Xenia Ensemble (ora NEXT-New Ensemble Xenia Turin), attraverso la partecipazione al Festival Est-Ovest. La volta scorsa il ciclo di concerti non era caratterizzato da un taglio politico, ma esclusivamente culturale. L’oggetto era la musica del Novecento e sullo sfondo apparivano la società, la cultura e anche la politica del secolo scorso. Stavolta invece con il riferimento al potere nel titolo, e con la ricorrenza dei cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, lo Stato, il governo e, in una certa fase, il Partito sono il contraltare del discorso sulla musica russa. Non per questo saranno assenti la società, la letteratura e la cultura in genere. Difficile, per esempio, non accennare alla danza, al cinema, alla pittura.
Secondo la nostra riflessione collettiva, un parallelismo tra musica e potere esiste nei tre periodi considerati, anche se assume forme diverse. Nella seconda metà dell’Ottocento si sviluppa in Russia il grande dibattito tra occidentalisti e slavofili. Il potere rimane slavofilo pur restando sensibile al richiamo dell’Occidente. Borodin, il primo musicista considerato, era stato un occidentalista convinto. Dopo aver dato vita al Gruppo dei Cinque divenne invece uno slavofilo. Anche nel caso del politico Lenin, negli anni dal 1913 al 1917, accadde qualcosa di simile. Con Dmitri Kourliandski, classe 1976, il programma della serata iniziale compie un salto cronologico di grande ampiezza. Si passa a un tempo in cui lo stesso regime comunista non occupa più la scena (Kourliandski ha 16 anni nel 1991). E qui viene fuori un altro fenomeno. Il passato ritorna in un modo imprevedibile. La musica del giovane compositore, richiamandosi a quello che è stato definito “catastrofismo tecnologico”, raccoglie l’eredità del movimento costruttivista di matrice russa degli anni ’20. Pur essendoci molto altro da dire, ci fermiamo qui per motivi di spazio.
Con la seconda serata siamo già al periodo sovietico. Il Quartetto d’archi n. 1, op. 49, è composto nel 1938 da uno Shostakovic allora trentaduenne. L’intreccio tra musica e potere trova qui una configurazione assai originale. Shostakovich all’inizio della sua carriera compone sinfonie e ritiene che il quartetto sia il genere musicale più difficile. A più riprese si scontra con la censura. Nel 1936 la Quarta sinfonia si rivela un fallimento agli occhi degli esecutori e dei censori. A quel punto potrebbe volgersi alla musica da camera ma non se la sente ancora. In sette mesi scrive la Quinta sinfonia che lo riporta al successo. Arriva poi il momento del Quartetto n. 1. La musica da camera era un terreno più libero, si rivolgeva a un pubblico molto più limitato e non suscitava neppure un interesse attento della censura. Il compositore aveva trovato il modo per produrre il suo diario intimo, con grande libertà. La padronanza che rivelò nella scrittura dei Quartetti è senza paragone con il percorso sinuoso delle sue quindici sinfonie. In fondo la via della storia nascosta permette di scoprire una produzione artistica estranea ai canoni del realismo socialista in epoche di pieno fulgore per il regime. Questo vale anche per Mieczyslaw Weinberg, di Shostakovich amico ed erede.
Venendo alla terza serata, l’oggetto della rassegna diventa più sfuggente. Tutto si colloca dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Il legame con l’epoca precedente è assai forte, se si pensa, per esempio, alle biografie della Gubajdulina e di Alfred Schnittke e a quella anche più drammatica di Shostakovič; ma la ricerca musicale a questo punto, liberata dai condizionamenti del regime, si ritrova in maggiore sintonia con gli sviluppi che sta avendo fuori dell’area russa. In alcuni compositori c’è ugualmente una forte tendenza verso il ritorno alle origini. I nomi e i brani scelti cercano di riflettere questa varietà di aspetti.
Rimangono da dire poche parole sull’anima russa. Si potrebbe perfino negare la sua esistenza. Certo si tratta di una immagine composita che assume forme diverse a seconda dell’osservatore. Non è qualcosa che esiste in natura, è una costruzione del nostro spirito. E allora? Allora l’anima russa sembra avere un rapporto molto stretto con la geografia. Un paese vasto, con pianure sconfinate, si presta bene agli slanci sentimentali più accorati. Un paese di confine, tra l’Europa e l’Asia. Il legame con l’Europa non viene mai meno del tutto. Al tempo stesso c’è un fondo arcaico cristiano o primitivo. Quando la storia esita, il richiamo delle origini si fa più forte. Era forte al tempo di Stravinskij. È forte oggi, quando lo Stato cerca di darsi una nuova coloritura patriottica.

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