Skip to main content

Ciclo di Poteri e democrazia

Intervengono: Carlo Galli, Università di Bologna, Roberto Cavallo Perin ed Enrico Grosso, Università di Torino

 

Carlo Galli

Le riforme della giustizia, del premierato, delle autonomie presentate con programma di legislatura dell’attuale governo italiano sostenuto da una maggioranza di destra minano in profondità l’equilibrio dei poteri ricercato invece dalla democrazia liberale e formalizzano al contrario lo squilibrio tra poteri istituzionali – il governo prevale sul parlamento e la magistratura – e tra i detentori di interessi economici e sociali e le minoranze prive di esso e lontane dai favori governativi, le disuguaglianze tra regioni d’Italia. Anche in assenza di tali riforme, frenate dalla sconfitta referendaria, l’esercizio effettivo del potere politico governativo è già all’insegna dello squilibrio e del suo rafforzamento nelle istituzioni e nella società. Le origini politiche dello squilibrio sono la disaffezione dell’elettorato (astensionismo) che non ha più fiducia nella politica come leva di cambiamento e riequilibrio e la conversione delle destre antisistema che tale cambiamento prometteva e pervenute al governo operano per la difesa dell’assetto squilibrato dei poteri, in primis quello del governo e la riduzione di quello degli altri soggetti. Abbiamo così un cambio di regime verso una democrazia plebiscitaria, Causa a monte del cambiamento è la venuta meno dei partiti di massa che esprimevano un ceto politico ed ideologie, rapporti tra politici e corpi intermedi della società civile in grado di riequilibrare i poteri e gli interessi con una forte legittimazione del parlamento. E’ stato un successo della spinta individualistica del mercato e del neoliberismo.

 

Enrico Grosso

Provvedimenti apparentemente sparsi delle riforme istituzionali sono legati da una forte visione: abbattere lo stato costituzionale basato sull’equilibrio e la separazione dei poteri, che rende possibile la limitazione dei poteri sociali da parte di un diritto forte e legittimato, a favore della conservazione di un assetto volutamente squilibrato nelle istituzioni e nella società; la sostituzione del pluralismo irriducibile della democrazia liberale al monismo della democrazia maggioritaria. Il costituzionalismo ha una lunga storia e la sua versione democratica risale al dopoguerra del secondo conflitto mondiale negli stati europei. Oggi abbiamo la prova che non può essere considerato scontato. Nasce come rimedio alla crisi delle democrazie liberali col suffragio universale all’origine dei totalitarismi. L’idea era di limitare i poteri col diritto e garantire il pluralismo con gli strumenti del parlamento e dello stato sociale (sanità, istruzione pubblica) e con l’azione integratrice dei partiti di massa. Uscire dal costituzionalismo democratico è un cambiamento epocale: al potere legittimo si sostituisce la forza e il potere di fatto, ai diritti la volontà governativa, alla separazione dei poteri la prevalenza dell’esecutivo e del capo, al pluralismo la volontà politica della maggioranza assunta come totalità del popolo. Anche in presenza di una sconfitta referendaria, tali tendenze e rotture sono attualmente oggetto di pratica quotidiana.

 

Roberto Cavallo Perin

Dell’equilibrio tra i tre poteri se ne constata storicamente l’instabile confine: in alcuni frangenti come supplenza dell’uno (es. del giudiziario) all’inattività d’altri (es. del governo o del legislatore), in altri come abuso o secondo altri o fallo di reazione all’invadenza d’altri poteri, come nel caso delle leggine d’amministrazione o nella decretazione d’urgenza trasmodata in un procedimento normale di legislazione (artt. 70, 76, 77 Cost.).

La ripartizione e la dialettica tra istituzioni – siano o no poteri – è principio costituzionale che assume la sovranità dello Stato come punto di partenza, entro il quale si articola l’esercizio delle funzioni, ben oltre la tripartizione.

Non pochi Stati, tra cui l’Italia, non hanno più avuto un’autonoma politica estera, né ampie possibilità di autonome politiche economiche, per non parlare di quella monetaria o d’indebitamento, con conseguente riduzione delle possibilità di scelte di governo, che hanno intaccato i diritti sociali (spesa pubblica) talora le libertà (protesta sociale; pluralismo ideologico). Ciò ha determinato una riduzione dell’area di azione di ciascun potere, incrementando il conflitto tra i medesimi e la spasmodica ricerca di riduzione della complessità, con rilevanti tentativi di procedere a riforme costituzionali capaci di ottenere una selezione del bilanciamento tra poteri, selezionando o negando le difficoltà di cura, di istruzione, di una abitazione accessibile, di un sostegno al reddito, rinviando scelte o direttamente negando in tutto o in parte la realtà. Con un minore spazio d’azione si riduce l’effettività di ciascun potere, sicché tra gli organi costituzionali emerge in posizione eminente l’organo monocratico che, sintesi nelle relazioni degli affari interni e di quelli esteri, concentra nella sua persona la composizione di ogni conflitto, con alterne fortune istituzionali.

In tale contesto di verticalizzazione del potere emerge la tecnologia dell’IA, che rende conoscibile la complessità, la rilevanza dei problemi, le soluzioni che le persone cercano di dare ai medesimi, le condizioni di una loro partecipazione senz’altro o con l’aiuto delle istituzioni. L’atto d’amministrazione diventa a oggetto determinabile, cioè lungi dal cristallizzare ex ante una scelta, cambia in ragione dei comportamenti dei destinatari dell’atto stesso, in un processo che mi pare possa rendere questi sempre più consapevoli di definirlo, organizzandosi. In un’ottica d’uso democratico dell’IA, costituzionalmente orientata, la popolazione variamente definita come cittadini o destinatari di servizi o di funzioni, può divenire partecipe, attore, delle scelte d’amministrazione, ove consapevoli di una nuova dimensione d’esercizio del pubblico potere, cui debbono contribuire le Università come luogo di formazione e d’esercizio di libera scienza.

Galli, Grosso, Cavallo Perin nel dibattito convergono sulla necessità per un costituzionalismo democratico di darsi un nuovo inizio che riprenda in forme nuove alcune funzioni, e virtù, dei partiti di massa del passato: formare reti attorno a domande concrete della società, elaborare risposte immaginative e una visione culturale e valoriale cui una élite politica lavori con dedizione, ricostituire così corpi intermedi, avendo dato spazi e luoghi di incontro collettivo ai cittadini per esprimersi e confrontarsi a partire dalla loro esperienza di vita. In questo caso anche la tecnologia può essere utile.

 

Bibliografia

Carlo Galli, Democrazia, ultimo atto?, Torino, Einaudi, 2023
https://ragionipolitiche.wordpress.com/
Enrico Grosso, Partiti politici e regolazione della forma di governo, in Rivista AIC 2024, 3
Roberto Cavallo Perin et al, I servizi pubblici con intelligenza artificiale, in Il Diritto dell’amministrazione pubblica digitale, Torino, Giappichelli 2025

© 2023 Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci Onlus | CF 80100170010 | Privacy e Cookie Policy