Il progetto integrato di didattica del Polo del ‘900 HOME – House of Memory & Engagement è giunto alla sua ottava edizione. Sviluppato dal nostro Istituto in collaborazione con altri enti e associazioni, HOME promuove un concorso creativo destinato agli studenti e alle studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado e dei CPIA di tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di interpretare in chiave creativa il pensiero di Antonio Gramsci.
Il tema di questa edizione è il valore dell’informazione oggi e il potere della disinformazione.
Tale necessità risulta ancora più evidente dal momento che il Consiglio d’Europa ha proclamato il 2025 come l’anno dell’educazione alla cittadinanza digitale per assicurare che tutti abbiano le competenze necessarie per partecipare in modo responsabile, efficace e sicuro al mondo computerizzato. Inoltre, la Direzione generale della Commissione europea responsabile della politica dell’UE per l’istruzione, la cultura, la gioventù, le lingue e lo sport (DG EAC) ha presentato lo scorso 11 ottobre, le Linee Guida europee per insegnanti ed educatori su come affrontare la disinformazione e promuovere l’alfabetizzazione digitale attraverso l’istruzione e la formazione.
Le Linee Guida contengono piani di attività, suggerimenti, forniscono consigli su come utilizzare le tecnologie digitali in modo responsabile e su come valutare le competenze degli studenti in materia di alfabetizzazione digitale.
Lo scorso 13 febbraio la Commissione europea e il comitato europeo per i servizi digitali hanno approvato l’integrazione del codice di buone pratiche sulla disinformazione del 2022 nel quadro della legge sui servizi digitali.
Non solo un concorso: una formazione per docenti
Per la prima volta quest’anno, il 14 novembre, si è tenuta una giornata di formazione dedicata ai docenti divisa in due sessioni, una teorica al mattino e una pratica al pomeriggio. La costruzione di una coscienza critica è una tappa fondamentale nell’ambito del percorso di formazione di ciascuno, ancora di più – va da sé – lo è per chi di professione è un educatore.
Oltre alla giornata di formazione, ai docenti che parteciperanno anche al concorso HOME sarà fornito un kit multimediale utile per stimolare le proprie classi e migliorare la capacità di analisi delle informazioni.
Con la prima relazione, Gramsci e la verità rivoluzionaria, la ricercatrice Francesca Chiarotto ha ricostruito l’evoluzione del pensiero dell’intellettuale che fin dai primi scritti ha insistito sulla necessità di dire sempre la verità. Negli anni della prima guerra mondiale, come giornalista dell’“Avanti!”, Gramsci ha contrastato le menzogne della propaganda, che durante i conflitti possono distorcere la verità. La ricerca della stessa, che egli definisce “rivoluzionaria”, caratterizza la sua intera produzione, dagli anni torinesi a quelli della detenzione nel carcere di Turi. Chiarotto si è poi soffermata su altri concetti analizzati da Gramsci, mettendo in luce come possano declinarsi e dunque leggersi come inscindibili dalla verità.
A questa prima relazione, per sua natura più storica, è seguita quella della professoressa Mia Caielli Dalla libertà di informare al diritto a essere informati. Nel caso italiano il diritto all’informazione non è esplicitamente codificato dalla nostra Costituzione. Bisogna analizzare l’articolo 21 della stessa che prevede il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e che la stampa non debba essere soggetta ad autorizzazioni o censure. La mancata menzione di un diritto a ricevere informazioni o un dovere di informare è comprensibile nella misura in cui si considera la storicità della nostra Carta. Il paragone è ancora più chiaro se la si confronta con quella più recente del Portogallo, del 2005, o dell’Ecuador del 2011, dove si fa chiaro riferimento al pluralismo informativo.
Vi sono poi diversi usi manipolatori delle notizie. Si parla di disinformazione quando vi è una diffusione intenzionale di informazioni false. La loro propagazione capillare rende inutile una qualsiasi smentita, per quanto tempestiva possa essere stata. Con malinformazione ci si riferisce a un’immagine basata sulla realtà ma decontestualizzata per arrecare un danno. La misinformazione è invece non intenzionale e consiste nella diffusione di notizie false da parte di persone convinte della loro veridicità.
Nell’era del digitale, considerando il divario tecnologico e d’età, la diffusione di notizie false è in grado di influire non solo sulle nostre percezioni ma sulla tenuta dei nostri sistemi democratici al momento del voto. I chatbot, ad esempio, possono rispondere fornendo notizie false perché false sono le informazioni dell’IA dalla quale le traggono. Nell’ultimo anno le informazioni non vere fornite dagli stessi sono passate dal 18% al 35% anche perché, è stato evidenziato, i chatbot non sono più addestrati a rispondere “non lo so”. Vi è poi il caso in cui sono i chatbot stessi a creare notizie false. Alle ultime elezioni negli Stati Uniti una robocall con la voce di Biden ha chiamato gli elettori invitandoli a non votare per le elezioni imminenti ma le successive.
L’ultima relazione della giornata L’informazione ai tempi della Costituente è stata tenuta da Daniele Pipitone. Nel 1945 il ritorno alla libertà di stampa favorì la pubblicazione di periodici di ogni tipo. Nel dopoguerra i giornali progressisti saranno, nella maggior parte dei casi, espressione dei partiti stessi e le riviste culturali, spesso di sinistra, conviveranno con i rotocalchi che spesso richiamano il modello americano, come Life. Nel complesso la nostra Costituzione, memore del fascismo, è nata con l’obiettivo di impedire una presa del potere totale e di eliminare il rischio di un controllo dell’informazione. Eppure rimasero a lungo forme di controllo diretto e indiretto come il sostegno a testate “amiche” e l’applicazione più o meno stretta della categoria di “buon costume”.
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